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Selva di Cadore - Selva de Ciadore

Agordino > Selva di Cadore
    Selva di Cadore    1336m      
Selva di Cadore è collocata sulla destra orografica della Val Fiorentina e sorge sotto i bastioni meridionali del Monte Cernera. Rappresenta un importante snodo turistico grazie agli impianti di risalita presenti nella frazione di Pescul, che la collegano con il comprensorio dello Ski Civetta. Il Paese viene menzionato per la prima volta nel 1224, quando Gabriele II DeCamino, feudatario del patriarcato di Aquileia, dava la libertà a tutti i servi della gleba del Cadore. Nel 1235 il paese viene menzionato come Forno di Selva nelle: <<norme e multe stabilite per il Cadore dal signore Biaquino DaCamino>>. Il paese condivide sempre le sorti del Cadore, territorio del Patriarcato di Aquilaia fino al 1420, dalla Serenissima fino al 1797 e poi all'aAustria, nel 1866 passa al Regno d'Italia e fu zona di confine sino al 1918. il Museo Civico è intitolato a Vittorino Cazzetta e contiene interessanti reperti geologici, archeologici e storici. Molto interessanti sono i reperti ritrovati nella zona di Mondeval, dove sotto ad un masso è stata ritrovata una sepoltura mesolitica nel 1987; di particolare interesse anche “la Stele del Monte Pore” rinvenuta nel 1866, la sua posizione originale è ancora ignota: Flavian Orgler, il primo a divulgare la notizia del ritrovamento parla di un punto a “ca. 80 passi sotto la sella-cresta”; mentre nel 1948 George Innerebner indica una zona sul versante sud-ovest a circa 300 metri dalla cima. L'originale stele è esposta al Museo civico di Bolzano, perché al momento del ritrovamento il Monte Pore rientrava nel territorio del Tirolo; questa è di arenaria, di dimensioni di circa 38 x 11 x 10 centimetri ed è incisa da ambo i lati in alfabeto di lingua paleoveneta, a scrittura bustrofedica. Troviamo inoltre i calchi delle iscrizioni confinarie romane del I secolo a.C.; e una parte dedicata alle orme dei dinosauri sul Pelmetto intorno a 200 milioni di anni fa. L'importante ritrovamento archeologico della sepoltura del cacciatore de Mondeval fa presumere che il territorio fosse frequentato da cacciatori sin dal mesolitico. Nei secoli la grande valle, ricca di prati di alta quota e di boschi è stata frequentata da pastori con le loro greggi e boscaioli; spesso provenienti dalla Val del Boite. Tutta questa gente attorno all'anno 1000 portò nella Val Fiorentina alcuni insediamenti stagionali, che nel XII secolo circa si trasformarono in insediamenti stabili. A partire dal XIV secolo alle attività agro-silvopastorale si aggiunsero le attività artigianali e protoindustriali; grazie alla presenza nel territorio di Colle Santa Lucia delle Miniere del Fursil. Questa attività comportò una notevole immigrazione e l'avvio di nuove attività come carbonai e fabbri con la creazione di una fonderia. L'aumento costante della popolazione costrinse la gente a coltivare fino a 1660 metri di altezza e a falciare prati per produrre fieno fino a 2000 metri.
    La Chiesa Parrocchiale di San Lorenzo      
  
La Chiesa Parrocchiale di Selva di Cadore è intitolata a San Lorenzo martire, protettore dei Carbonai, è stata costruita tra il 1421 e 25 e consacrata nel 1438, ha sostituito la precedente, citata la prima volta nel 1234, utilizzata poi come oratorio dei battuti. Venne profanata da un delitto di sangue e riconsacrata il 19 ottobre 1447, nello stesso periodo venne restaurata. Nel 1626 la chiesa era dotata di 3 altari, ovvero quello maggiore e quelli laterali dedicati rispettivamente a San Sisto e alla Vergine dei Battuti; nel 1647 si provvide al restauro del campanile. Nel 1811 alla struttura venne aggiunta la sagrestia, il lavoro approvato dalla curia Arcivescovile di udine, venne appaltato a Simeone Zambelli per 990 £, fu condotto dalla ditta di Cencenighe Manfroi. Nel 1825 vennero aggiunte le cappelle laterali di Sant'Antonio e Beata Vergine del Carmine. Tra il 1850 e 1852 la chiesa venne interessata da un rifacimento, ad opera di Osvaldo Palatini, dove la navata venne ampliata e si edificarono le cappelle di San Sisto e della Scuola dei Battuti; nel 1857 venne eretta a Parrocchia autonoma.  
La facciata a capanna della chiesa, in stile gotico alpino, volge ad occidente e presenta ai lati due lesene e al centro il portale d'ingresso, sormontato da una lunetta a sesto acuto e il rosone. Il Campanile originario, restaurato nel 1647, venne ricostruito nel 1909 su progetto dell'ing Giobatta Pezzé di Caprile. Il campanile a base quadrata è stato ricostruito tra il 1908 e il 1910; la cella presenta una monofora a tutto sesto per ogni lato ed è coronata dalla guglia che si imposta su 4 timpani nei quali sono alloggiati i quadranti dell'orologio.  

  
Al suo interno sono conservate diverse opere di pregio: una tela raffigurante la “Madonna e Confratelli della Fraglia dei Battuti”, un tela ritraente Sant'Antonio da Padova tra i Santi Nicola da Bari e Domenico, entrambe eseguite da Francesco Frigimelica;l'organo costruito nel 1790 dallo Zavarise; tavole raffiguranti scene del “Martirio di San Lorenzo e la Madonna col Bambino in trono tra i Santi Lorenzo, Sebastiano, Rocco e Fosca, realizzate da Antonio Rosso; statua di San Lorenzo di uno scultore austriaco; affreschi del coro del 1554;

Testi, ricerche & Fotografie: Dell'Agnola Silvio con Nikon CoolPix P1000
  Glossario:
Lesena: consiste in un fusto a pianta rettangolare, appena sporgente dalla parete stessa con relativi capitelli e base. (è decorativo e non portante).
Parasta: è una struttura verticale (pilastro) inglobato in una parete, dalla quale sporge solo leggermente. È un elemento di sostegno della struttura.
Bifora: è divisa verticalmente in due aperture, divise da una colonna o da un pilastrino su cui poggiano due archi, a tutto sesto o acuti.
Metopa: è un elemento architettonico del fregio, consiste in una formella in pietra scolpita a rilievo, solitamente raffigurante un disegno, posta in alternanza ai triglifi.
Triglifi: è un elemento architettonico del fregio, consiste in una formella in pietra, decorata con scanalature verticali (glifi): le 2 scanalature centrali sono uguali, mentre le 2 laterali sono la metà di quelle centrali e messe insieme formano la 3a scanalatura ideale. Da qui il nome triglifo.
Cella: “cella campanaria” si intende la parte alta del campanile dove alloggiano le campane.
Timpano: è la superficie verticale triangolare racchiusa nella cornice del frontone, i cui tre lati si chiamano geison.
Ghimberga: indica un altissimo frontone, appuntito a forma triangolare, spesso traforato e ornato, che ricopre l'arco di una volta o di un apertura in un muro.
Aula: è la porzione che va dalla facciata al presbiterio e può comprendere una o 3 navate normalmente.
Navata: è la suddivisione interna di un edificio per mezzo di colonne o pilastri separati da arcate o architravi.
Presbiterio: è la parte riservata al clero officiante ovvero i presbiteri.
Abside: è la parte terminale della chiesa, può essere a base semicircolare o poligonale.
Paliotto: è la parte anteriore e decorata di un altare.
Ancona: dipinto su tavola o rilievo in marmo o legno, di soggetto religioso, collocato sull'altare. Termine riferito in particolare a opere del gotico e del primo rinascimento.
Biblografia:

Storia dell'Agordino - Ferdinando Tamis
Guida Storico-Alpina di Belluno-Feltre - Ottone Brentari
Guida Insolita alle Dolomiti - Dino DiBona
L'Agordino e le sue Dolomiti - Giorgio Fontanive
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